Igor D’india: brillante documentarista made in Sicily!

Ciao IGOR, spieghiamo a tutti chi sei.
Igor D’India, documentarista e videomaker specializzato in avventura e outdoor. Ho 34 anni, vivo a Milano, ma sono nato e cresciuto a Palermo. Dal 2005 circa a oggi non ho mai smesso di cercare storie in giro per il mondo e raccontarle in documentari, serie per il web e la tv.

Come mai hai intrapreso questo percorso lavorativo?
Ho avuto la prima macchina fotografica a 10 anni, la prima telecamera a 14. Inizialmente giravo i cosiddetti “filmini” durante le vacanze con la mia famiglia, ma a poco a poco mi rendevo conto che filmare e raccontare sarebbe stato la mia vita. I primissimi lavori li ho fatti da ragazzino, girando dei cortometraggi per le scuole di Palermo, ma già a 21 anni mi trovavo in Ossezia del Nord (al confine con la Cecenia) a girare un reportage inchiesta sulla strage di Beslan. Quella fu l’esperienza più formativa e dura per me, un battesimo del fuoco che non avrei dimenticato. Da allora ho girato in altre zone di guerra e poi mi sono spostato su un tipo diverso di avventura: quella dove non rischi di beccarti le pallottole o di finire in galera (almeno non sempre). Dal 2009 a oggi ho realizzato documentari su folli avventure automobilistiche come il Mongol Rally e l’Africa Rally, ho attraversato l’Italia in bici, documentato la mia routine durante un mese passato in una grotta sottoterra, e fatto viaggi avventurosi on the road e into the wild, totalizzando circa 20.000 km in autostop in nord America e migliaia in canoa e zattera sui fiumi più remoti del mondo (più info e video su http://www.igordindia.it).

Parlarci del tuo nuovo progetto, inerente al fiume Oreto di Palermo.

Più che di un progetto parlerei di un’idea che ho condiviso e che inaspettatamente è diventata la base per qualcosa di concreto.
Per quanto riguarda il mio ruolo nel tentativo di recuperare il fiume di Palermo, è stato e sarà sempre quello di promotore di idee e storyteller. Dopo avere risalito e disceso l’Oreto più volte e dopo aver realizzato diversi video che ne mostrano il degrado, la mia principale preoccupazione è stata quella di portare allo stesso tavolo le persone che hanno capacità, oneri e interesse nel suo recupero, indicando una possibile via da seguire, almeno a livello strategico e di comunicazione. Sembra assurdo dirlo, ma quello che sempre mancato in passato è la comunicazione efficace tra i potenziali realizzatori del parco.
Questo tentativo di aggregazione delle parti nel giro di un anno (grazie anche a questo video https://www.youtube.com/watch?v=_obNjkn8ksI&t=2s) ha aiutato lo sviluppo di interessanti collaborazioni tra istituzioni e associazioni, gruppi di lavoro, attivismo, raccolte firme, e ha alimentato una nuova ventata di entusiasmo e di speranza. Forse è veramente giunto il tempo per ridare il fiume alla sua città. Ovviamente, come tutto a Palermo, potrebbe essere anche il solito fuoco di paglia, ma ce la stiamo mettendo tutta affinché non cali la tensione e si avvi il percorso di bonifica.

Raccontaci anche del tuo progetto “The Raftmakers”.
The Raftmakers è un progetto su cui ho lavorato per circa tre anni dal 2015 a oggi. Si tratta di una serie in sei episodi pensata per il web e la TV in cui mi trovo impegnato a discendere alcuni fiumi del mondo su zattere improvvisate e costruite con la gente del posto. Questo per raccontare cosa rimane oggi del rapporto uomo-fiume e per documentare lo stato ambientale di alcuni dei corsi d’acqua più affascinanti del mondo. Tra questi anche tre fiumi italiani: il Piave, il Sile, l’Oreto. La serie uscirà a marzo online (diremo presto dove). Questo è il trailer.
Come mai hai pensato di realizzare a questa serie TV?
E’ successo per caso. Ero in Laos a cercare storie legate al Mekong e non trovavo nessuno disposto a portarmi sul fiume per un lungo viaggio in piroga. A pochi giorni dal mio rientro in Italia un amico americano mi consigliò di costruirmi una zattera con la gente della città di Paksè, vicino al confine con la Cambogia. La zattera venne orribile e la missione fallì, ma la cooperazione con la gente del posto e l’avventura che avevo vissuto furono elementi che mi convinsero a provarci ancora, magari su altri fiumi…
Un saluto a tutti i lettori di “Raccontami di Te”
Un grande in bocca al lupo per le vostre avventure e a presto!

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